
Pasquale Giordano
ROMA – Svolta nella “vicenda Gugliotta”. Stefano è stato scarcerato mentre è finito nel registro degli indagati il poliziotto che ha sferrato il pugno al giovane picchiato brutalmente e arrestato la sera della finale di Coppa Italia, Inter-Roma, senza che ve ne fosse un apparente motivo.
La Procura di Roma aveva, chiesto al Gip la scarcerazione del giovane romano sulla base del presupposta che sia "stato vittima - è detto nel provvedimento - di un atto arbitrario". Sulla richiesta del Procuratore aggiunto, Pietro Saviotti e del sostituto Francesco Polino si doveva pronunciare il gip Aldo Morgigni.
Negli ambienti del Tribunale, la decisione del gip viene motivata con il fatto che le accuse inizialmente contestate al giovane, resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, sono state dovute alla condotta illecita dell’agente.
Vittima di un atto arbitrario
Nell’attesa che il gip Aldo Morgigni, che è anche il giudice che ha convalidato l’arresto dello stesso Gugliotta, decidesse di scarcerare un innocente, Stefano ha cominciato lo sciopero della fame. “Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere" avrebbe detto al padre che è andato a trovarlo questa mattina a Regina Coeli dove è detenuto. Ma oltre al danno val bene anche la beffa: secondo la procura, i filmati sull'aggressione chiariscono che la reazione che Gugliotta ha avuto con i poliziotti al momento dell'arresto, sia pienamente legittima. Bisogna ricordare che l’unico elemento che avrebbe indotto il poliziotto a scagliarsi con veemenza nei confronti di Stefano, è che quest’ultimo indossava una maglietta rossa, simile a quella indossata da una terza persona coinvolta negli scontri del post partita.
Sit –in davanti a Regina Coeli
"Stefano è nervoso, ha dei tic e si sta facendo dare delle gocce per poter dormire. Non sa cosa sta succedendo, è confuso e molto, molto provato". Lo ha detto la madre del giovane che insieme al padre hanno fatto visita al figlio. "Siamo arrabbiati - ha detto il padre - come fanno a difendere delle persone accusando mio figlio?". I genitori stazionano davanti Regina Coeli attendendo con ansia la scarcerazione che, secondo il loro avvocato, dovrebbe avvenire in serata. Davanti al carcere romano è in corso un sit-in di protesta di alcuni amici di Stefano. Tutti indossano una maglietta rossa.
Ma le polemiche non sembrano volersi calmare. Ci sarebbe una vicenda analoga a quella di Gugliotta, relativa sempre alla sera della finale di Coppa Italia. “Chi l’ha Visto?” ha trasmesso un filmato amatoriale in cui si vede l’arresto di un altro ragazzo. Il ragazzo, che sembrerebbe anch’egli estraneo alle dinamiche degli scontri, è stato investito da un’auto civetta bianca della polizia, il cui guidatore era intenzionato a bloccare con ogni mezzo la fuga del presunto reo.
Gli interrogatori dei poliziotti
Al momento sono al vaglio degli inquirenti le posizioni dei poliziotti ascoltati ieri dal pm. Anche l'agente che è stato iscritto nel registro degli indagati è stato ascoltato dal pm nella giornata di ieri. Per il poliziotto l'accusa è di lesioni volontarie aggravate dal fatto che è un pubblico ufficiale. L'atto è stato inviato per conoscenza al ministero dell'Interno in relazione all'interrogazione parlamentare prevista sulla vicenda. Il Viminale promette chiarezza, ma il ministro Maroni dichiara: "No ai processi sommari. Condanno la violenza ma anche gli attacchi indiscriminati agli uomini e alle donne delle forze dell'ordine". In attesa che venga chiarita la posizione degli indagati, nessun poliziotto è stato sospeso dal servizio.
Rap di protesta
Non è il primo caso di cronaca che negli ultimi tempi vede coinvolti un giovane nella parte della vittima e il “sistema” in quella del carnefice. Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi e ce ne sarebbero molti altri. Nel 2010 non riecheggiano più canti politici di protesta, come avveniva nel ‘68 e nel ‘77, ma contro lo stato delle cose si leva forte la voce dei giovani, la cui lingua è tagliente, soprattutto se affidata alle rime di protesta del rapper Aban che, insieme al più noto Jake la Furia (Club Dogo), ha inciso “Lettera a uno sbirro”. A metà tra un’accusa e la rassegnazione, nel ritornello del brano, che sta diventando un piccolo caso in rete, i due si chiedono “È la Polizia di Stato o lo Stato di Polizia?” I riferimenti sono alle vicende di Gabbo, Aldro e Stefano, ma anche a quelle di Carlo Giuliani e di molti altri. Nel testo è presente un’affermazione che dovrebbe far riflettere perché condivisa da molti giovani: “e non chiedermi perché non mi fido dell'uomo armato”.








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