


Il disco nuovo di David Byrne è una collaborazione con Fatboy Slim, il ragazzo prodigio della scena big beat che ormai ragazzo non è più tanto. Che strano allineamento di pianeti, chi mai l'avrebbe detto, ma la sorpresa non è questa. Il colpo vero sta nel soggetto del disco, un doppio CD (più DVD nella versione de luxe) che in 22 quadri racconta la storia parallela di Imelda Marcos ed Estrella Cumpas, la leggendaria tiranna delle Filippine e la sua generosa dimenticata nutrice.
Ora, non chiedetemi cosa abbia spinto Byrne a cimentarsi con un argomento tanto insolito e non proprio à la page, anzi, chiedetemelo pure, visto che l'autore risponde già nelle prime righe delle note. Aveva letto un affascinante libro di Kapuscinski su Hailé Selassié ed era rimasto incantato dall'intreccio di fatti drammatici e teatro buffo nella vita di un potente della Terra. Un giorno un articolo su Imelda Marcos gli ha comunicato le medesime sensazioni, con un'aggiunta decisiva; Imelda aveva folleggiato nelle discoteche di New York tra gli ultimi '70 e i primi '80, quindi la sua storia di sangue, gossip e veleni aveva anche un'intrigante colonna sonora. Byrne ci ha lavorato, Fatboy ha dato una mano (ma davvero in secondo piano, e per questo lo trascuro) e così ecco questo "song cycle", come vuole la terminologia ufficiale, visto che "opera" è parolaccia severamente vietata, e guai ad aggiungere "rock". Il tutto si chiama Here Lies Love, meravigliosa citazione del motto che Imelda ha scelto per la sua lapide quando verrà il giorno: "qui giace l'Amore". (Lo so che vi stupirete ma, per quanto parliamo di tanti anni fa, la signora è ancora in vita).
Cos'è rimasto del mito di Imelda Marcos? La storia delle 3000 paia di scarpe ritrovate nel palazzo presidenziale quando la signora e i suoi dovettero sloggiare alla fine della tirannia. Sarebbe stato un facile spunto per una canzoncina ma Byrne si è fatto un punto d'onore nel non citare l'aneddoto e raccontare piuttosto quel che di Imelda la gente non sa, almeno qui da noi: la nascita in provincia nella più nera miseria, l'adolescenza in uno stato di semi schiavitù, le ambizioni di una ragazza sempre più bella tanto da essere soprannominata "la rosa di Tacloban". In quei primi anni Imelda cresce all'ombra di Estrella, che le fa da madre, che la protegge e consiglia. Poi le strade si dividono: Estrella rimane una povera filippina che lotta per sopravvivere mentre l'ambiziosa amica si sposta a Manila e inizia una vertiginosa scalata all'alta società, mettendo nel mirino uomini politici rampanti. Il primo è Benigno Aquino, che poi diventerà il nemico giurato e finirà assassinato proprio dal clan di Imelda; quello giusto è Ferdinando Marcos, un giovane senatore che se ne invaghisce e la sposa con un matrimonio sotto i riflettori dei media. Marcos diventa presidente delle Filippine e poi tiranno senza scrupoli, usando le casse dello Stato come un personale Bancomat. Imelda lo affianca da first lady delegata ai rapporti esterni, proponendosi come una Evita Peron mitologicamente incrociata con Jacqueline Kennedy, tra la Manila dei quartieri poveri e la New York marcia e gaudente della disco music.
E' una storia teatrale e drammatica, giusto come Byrne voleva. Ci sono colori da musical, quando si parla per esempio delle amicizie altolocate di Imelda e del fascino esercitato sui potenti della Terra (perfino un baciamano del presidente Mao!) o quando entra in scena un'attricetta di film porno che ricatta Marcos dopo avergli fatto perdere la testa. Ma le tinte dominanti sono scure, sono il lutto di migliaia di morti e il sangue che scorre nelle strade filippine quando Marcos, per salvare il potere, stabilisce la legge marziale e per nove anni sospende i diritti civili. I protettori americani tollerano lo scempio ma non possono impedire che alla fine la democrazia venga restaurata e il dittatore, con la moglie e la sua corte, vengano esiliati (alle Hawaii, un posto molto intonato per una storia del genere).
In tutto questo vorticare di eventi, Estrella Cumpas è rimasta lontana dalla vecchia amica, che non ha più voluto contatti, che l'ha umiliata rifiutandosi di riceverla anche quando è ritornata a Tacloban in visita di Stato. Estrella è il passato che Imelda non intende ricordare, la miseria che il suo lusso sfrenato vuole vendicare; la gemella di una vita parallela temuta e rifuggita a ogni costo.
Non è un'opera in senso classico, così implora l'autore, e per sottolinearlo ha chiamato voci diverse a interpretare di volta in volta Estrella e Imelda: Tori Amos, Cyndi Lauper, Martha Wainwright, Natalie Merchant, cito solo le più famose, e Kate Pierson dei B 52's, scelta non a caso per uno dei pezzi del secondo CD, The Whole Man, quando le citazioni Eighties si fanno più evidenti. Sono canzoni al femminile, con rare eccezioni: uno Steve Earle (!) che veste Ferdinando Marcos con lo spolverino di Johnny Cash e Byrne in persona che a un certo punto si degna, giusto una canzone (la più bella, un felice ritorno all'uovo Talking Heads: American Trogloydte). Ma il colore dominante è il rosa, e specie il primo disco è dolce, aggraziato, con delicatezze melodiche che DB ha imparato nei suoi molti giri Real World.
Il secondo CD ha toni più accesi, e scosse di disco funk quando la storia riprende con Dancing Together e Men Will Do Anything; ma nel finale si torna a un educato pop moderno, per quanto fitto di programmazioni elettroniche e con gli intarsi etno-futuristici che il nostro DB ha sempre amato (lì mettono becco Fatboy Norman e il suo socio Cagedbaby). Se avete in mente certe opere traumatiche di Byrne, dico My Life In The Bush Of Ghosts ma anche The Forest (nel senso di intuizioni geniali o velleitarie, questo intendo), ecco, fate conto che qui mancano quella drammatica energia e slancio verso il nuovo. E' tutto pacato, quasi ordinario, senza voglia di stupire o inquietare. E' come se l'autore fosse rimasto incantato da Imelda e avesse deciso di lasciare a mezz'aria le soluzioni musicali come in fondo sospende il giudizio. Alla fine lo confessa: dietro alla vanità e smodata ambizione di questa donna, scrive, batteva pur sempre un cuore filantropico e "come la maggior parte dei politici la sua mente era guidata da angeli e demoni - a volte vincevano le forze del male, a volte quelle del bene".
Riccardo Bertoncelli








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