di Paola Zanca
Come a Kabul. Quando
pensa alle prossime
elezioni regionali, al
nostro presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi,
viene in mente l’A f g h a n istan.
Si chiede, il premier,
come sia possibile che noi
andiamo ad aiutare i paesi in
guerra a decidere democraticamente
i loro rappresentanti,
e qui invece “ci viene
i n t e rd e t t o ”. Non sono riusciti
a presentare una lista, ma
non lo sfiora nemmeno il
dubbio che gli incapaci siano
delegati suoi. Preferisce
parlare di militari, di “c u l t u ra
ever siva”, di “porcher ie”. E
fa lamentare un suo ministro,
Sandro Bondi, del fatto
che “si stanno ricreando le
stesse condizioni che hanno
reso possibile l'attentato avvenuto
a Milano”, quello della
statuetta del Duomo. Il capo
del dipartimento della
pubblica sicurezza del Viminale,
Antonio Manganelli, gli
va dietro: con una circolare
inviata a tutte le forze dell'ordine
avverte della “minaccia
eversivo terroristica” ch e
soffia sulle prossime elezioni,
e in particolare sulle schede
e i verbali che potrebbero
essere manipolati da chi vuole
commettere brogli, o trafugati
per inquinare il risultato
delle urne. Forse ha ragione
Berlusconi, stiamo
peggio che a Kabul. Lui dice
che contro il suo partito “c’è
un disegno ben pensato”. È
ancora convinto che la sua
lista possa essere riammessa,
perché “non ci sono ragioni
per non farlo” e perché “non
c’è nessuna responsabilità
da parte del Pdl”. La colpa,
come al solito, è dei giudici
che hanno le “foto di Che
Guevara in ufficio” e della sinistra
che “si è inventata tutto”.
Il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
si rifugia all’Università di Tor
Vergata: “Qui c’è una bella
aria – dice – altrove c’è la
bolg ia”. Anche il segretario
del Pd Pierluigi Bersani non
ne può più: “Berlusconi ormai
è un disco rotto, basta! –
dice – Cosa dovrebbero dire
tutte quelle liste che sono
state escluse in queste elezioni
e tante volte nelle elezioni
precedenti?”. D’a l t ro nde,
i motivi per essere esclusa,
la lista Pdl di Roma e provincia
ce li ha eccome: quella
lista non è stata presentata,
quando è stata ripresentata
(otto giorni dopo, grazie
al decreto) i giudici non
l’hanno voluta accettare perché
non sono sicuri che nessuno
l’abbia manomessa, e
poi, soprattutto, non poteva
essere ripresentata perché la
seconda chance è stata concessa
sulla base di un decreto
che non ha interpretato
nulla, ma ha semplicemente
invaso le competenze di una
regione, il Lazio, che una legge
elettorale già ce l’ha. Per
questo, ieri, l’attuale vicepresidente
della regione,
Esterino Montino, ha sollevato
davanti alla Corte Costituzionale
un conflitto di attribuzioni
e ha chiesto alla
Consulta di sospendere il decreto
salvaliste. Ancora nessuna
previsione sui tempi
del pronunciamento della
Corte, mentre si avvicina ormai
il fatidico 13 marzo. Una
data che si ricorderanno in
tanti, e soprattutto in 41. Sono
quelli che quel giorno si
giocano definitivamente la
possibilità di diventare consiglieri
regionali nel Lazio.
“Bisogna dire che si può votare
per me”, dice Renata
Polverini, “c’è uno stato di
confusione assoluta”. Ma il
premier pensa ai 41: ha già
promesso che “chi non è in
lista, se si impegna come se
fosse in lista, sarà premiato e
sarà protagonista della giunta
del Lazio”. Già si intravedono
le scazzottate intorno
alle poltrone. Sabato, comunque,
il Consiglio di Stato
si pronuncerà sul ricorso del
Pdl contro la sentenza del
Tar che lo ha escluso a Roma
e provincia. E sabato è anche
l’ultimo giorno utile per
stampare e pubblicare le liste
per le elezioni del 28 e 29
marzo. Se il tuo nome non
c’è quel giorno, sei fuori per
sempre. I testardi del Pdl
hanno ancora un’altra carta,
che scopriranno già oggi. È
l’esito di un altro degli infiniti
ricorsi che hanno presentato,
quello contro l’uf ficio
elettorale che non ha ammesso
la lista ripresentata
dopo il decreto. L’appello di
Bersani (voi la smettete con i
ricorsi a Roma, noi lasciamo
correre sulla riammissione
di Formigoni a Milano) non è
stato ascoltato. Loro vanno
avanti con le carte bollate,
infuocano il clima e il 20
marzo scendono in piazza.
Due i cortei, che confluiranno
in piazza San Giovanni,
dove parlerà Silvio Berlusconi.
venerdì 12 marzo 2010
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