Non andare a votare non ha significati reconditi e nascosti, non ha un’influenza sull’opinione pubblica, non vuol dire niente se non una cosa: non andare a votare. Fatevene una ragione.
L’elettorato di centro-destra e di centro parte tutto da una cattiva fede dovuta al clientelismo (che ormai nessuno si preoccupa neanche più di celare) e a mille altre convinzioni di benessere personale, o da un’ignoranza di fondo, e quindi non ha una coscienza o una capacità di indignarsi che lo porti a non votare. Di conseguenza gli elettori del PDL, dell’UDC e della Lega (la Lega!) continuano a recarsi alle urne al primo cenno di Berlusconi o rutto di Bossi o anatema di Bagnasco (vi prego), come pecore, da par loro.
L’elettorato di centro-sinistra crede invece, come al solito, di cambiare l’Italia standosene in poltrona, la rivoluzione in salotto, si autocontraddice in maniera commovente affermando di schierarsi contro PDL, PD e Grillo per non essere populista (capite?). Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Alla fine gli astenuti saranno i primi a lamentarsi che così non va mica bene. E in fondo penso che poteva andare peggio: poteva venirci lo scorbuto, o la gotta. Per dire.
internozero
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