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martedì 9 marzo 2010

Legittimo impedimento, governo pone fiducia al Senato

ROMA (Reuters) - Il governo ha posto oggi al Senato la questione di fiducia sul disegno di legge sul legittimo impedimento, che permette al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di bloccare per 18 mesi i suoi processi.

La fiducia, chiesta al termine del primo giorno di discussione in aula del provvedimento, è la risposta del governo all'annunciato ostruzionismo dell'opposizione di centrosinistra.

"Visto l'alto numero di emendamenti presentati, 1685, il governo pone la questione di fiducia sugli articoli 1 e 2 del provvedimento", ha detto in aula Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, tra i boati di protesta del centrosinistra.

La maggioranza punta a concludere l'iter parlamentare del ddl entro la fine della settimana, mentre l'opposizione si è presentata in aula con una valanga di emendamenti e una forza polemica contro le leggi ad personam che ha trovato nuova spinta dal decreto legge "salva-lista".

Dopo che l'aula ha respinto in mattinata le pregiudiziali di costituzionalità, la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, ha promesso "un'opposizione intransigente...un ostruzionismo puntiglioso nell'alveo del regolamento".

"Il gruppo (del Pd) è compatto nel ritenere gravissima la situazione complessiva ed inaccettabile il contesto in cui si svolge la discussione", ha aggiunto la Finocchiaro, riferendosi ai tentativi del centrodestra di riammettere la lista del Pdl di Roma alle elezioni regionali in Lazio.

A quel punto il governo, che pensava di contrastare la pioggia di emendamenti con il contingentamento dei tempi della discussione parlamentare, ha optato per la scorciatoia del voto di fiducia.

Il ddl stabilisce che il premier può ottenere il rinvio dell'udienza dei processi in cui è imputato, perché "legittimamente impedito" dalle sue attività di governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a sei mesi, per un totale di 18 mesi.

E' sufficiente che la presidenza del Consiglio attesti l'esistenza di questo impedimento, perché il giudice rinvii il processo ad altra udienza. Queste norme sono estese anche ai ministri. Finora il giudice aveva un certo margine di discrezionalità nel decidere caso per caso se l'impedimento dell'imputato-premier fosse legittimo e accordare o meno il rinvio.

I giudici che stanno processando Berlusconi a Milano nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset hanno respinto il primo marzo la sua richiesta di legittimo impedimento, dicendo che il Consiglio dei ministri fissato in quella data non era necessario e inderogabile.

Il ddl in discussione dovrebbe impedire proprio questo tipo di decisioni.

Si tratta comunque di una "legge ponte" -- scade dopo 18 mesi dall'entrata in vigore -- varata nell'attesa che il Parlamento approvi una legge costituzionale sulle immunità, come ricorda il testo stesso del provvedimento.

Per l'opposizione di centrosinistra siamo di fronte all'ennesima legge ad personam incostituzionale, perché mette al riparo Berlusconi dai suoi processi violando la sentenza della Consulta sul "Lodo Alfano", secondo la quale la materia delle prerogative del presidente del Consiglio può essere affrontata soltanto con una legge costituzionale e non ordinaria.

L'Udc, che pure aveva proposto una normativa sul legittimo impedimento come "male minore" rispetto al ddl sul "processo breve", ha annunciato ieri che si asterrà -- un voto che al Senato equivale a quello contrario -- in polemica con la decisione della maggioranza di allargare lo scudo ai ministri e di far scattare il legittimo impedimento del premier sulla base di una semplice autocertificazione di Palazzo Chigi.

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