Pessimo segnale. Così come per nulla buono è l'alone di umido che sale dal basso verso l'alto lungo il muro di contenimento del bacino. Nella cunetta un lento rigagnolo di acqua color giallo-arancio. Arsenico, solfuri di ferro, rame, pirite, nell'aria l'odore dell'acqua di Sirmione ma con una aggressività poco termale. Il bacino di Is Concas, nella fu miniera d'oro di Furtei, non perde: trasuda. Patisce un malefico caldo ferragostano a giudicare dalle gocce, migliaia da almeno tre punti diversi. «Oltre mezzo litro al secondo», dice Sandro Broi, giovane direttore del giacimento, uno che ha occhio clinico e non ha l'aria di sparare cifre a casaccio. Siamo quasi all'uscita dalla zona degli scavi, verso valle. A un tiro di schioppo, nascosto fra le canne, c'è il rio Santu Miali. Poi c'è uno dei due bacini dell'Enas incastrati fra le colline, il paese, le condotte che portano l'acqua al Campidano e Cagliari, più oltre ancora il disastro. E non è premonizione di sventura ma dato di cronaca, visto che questo laghetto di 15 metri di profondità è il meno pericoloso dei due a rischio. Se la situazione finora è stata sotto controllo, il merito è di un drappello di valorosi che, gratis et amore dei , ha vigilato. Nonostante tutto.
LORENZO PAOLINI l'unione sarda
mercoledì 17 marzo 2010
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